| Laboratorio
Interferometria |
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Il niobato di litio (LN) è
un materiale molto usato nei dispositivi di ottica integrata
impiegati in diversi campi, da quello delle comunicazioni in fibra
ottica fino alla sensoristica. I cristalli con polarizzazione
periodica sono al giorno d’oggi tra i componenti fotonici
più efficienti per la generazione di frequenze ottenute
tramite la tecnica del quasi-phase-matching (QPM).
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Cella porta-campione |
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Questo permette di ottenere
radiazione coerente nella regione spettrale del medio infrarosso.
La possibilità di avere una sorgente di radiazione coerente
nel medio IR è molto interessante dal punto di vista
spettroscopico poiché la maggior parte delle transizioni
roto-vibrazionali fondamentali di molte molecole di interesse
ambientale si trovano in tale ragione spettrale. Al giorno
d’oggi inoltre, non esistono sorgenti laser commerciali con
emissione attorno ai 3μm. Diverse tipologie di interferometri
vengono utilizzati nel nostro labarotorio per l’analisi
non-distruttiva di alcune proprietà fisiche dei cristalli di
niobato di litio (LiNbO3), quali l’effetto
elettroottico, quello termo-ottico e l’ espansione
termica.
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| Descrizione del Reflective
Grating Interferometer (RGI) e studio dell’effetto
elettroottico |
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Per la misura del coefficiente
elettroottico, il campione di LiNbO3 viene inserito in
una celletta particolare, mostrata nella foto, che grazie
all’utilizzo di un elettrolita permette l’illuminazione
del campione durante l’applicazione del campo elettrico lungo
la direzione z del cristallo. Quindi la celletta è inserita
in uno dei bracci dell’interferometro RGI mostrato in figura,
composto principalmente da uno specchio e da un reticolo di
diffrazione. La luce laser viene lanciata in una fibra a singolo
modo, quindi l’onda sferica emessa dalla fibra viene
ricollimata dallo specchio parabolico off-axis. Il fronte
d’onda w(x,y) viene diviso spazialmente in due parti
w1(x,y) e w2(x,y). La prima incide sullo
specchio che la riflette sul reticolo, mentre la seconda, che funge
da fascio oggetto, attraversa il campione e poi incide sul
reticolo. Cella porta-campione L’angolo di incidenza dei due
fronti d’onda sul reticolo è tale che entrambi vengoo
diffratti lungo la normale al reticolo. I due fasci quindi
interferiscono; il pattern d’interferenza viene acquisito
dalla CCD e poi inviato ad un PC per l’analisi numerica.
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Schema dell’interferometro RGI |
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Una tecnica basata
sull’olografia digitale viene utilizzata per la ricostruzione
numerica degli interferogrammi acquisiti. Questa tecnica ha molti
vantaggi in confronto ad altri metodi per l’analisi delle
frange:
- una sola immagine è necessaria per calcolare la fase del
fronte d’onda diffratto dall’oggetto, quindi possono
essere studiati eventi con una dinamica veloce;
- le frange sono acquisite senza l’utilizzo di lenti,
evitando così eventuali aberrazioni nel pattern di
frange;
- la ricostruzione numerica elimina effetti di diffrazione
poichè l’ampiezza e la fase del fascio oggetto sono
ricostruiti alla corretta distanza di messa a fuoco
- the numerical reconstruction of the backpropagated beam
eliminates spreading diffraction effects because the amplitude and
the phase of the object beam are reconstructed at the correct
focusing distance.
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Mappa di fase numericamente ricostruita |
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Nella immagine in basso è
mostrato la mappa di fase ricostruita relativa a un cristallo di
LiNbO3 con due domini ferroelettrici di polarizzazione opposta
durante l’applicazione di una tensione pari a 5 kV.
Poiché la tecnica utilizzata permette di ottenere mappe di
fase bidimensionali, è possibile studiare
l’uniformità dei cristalli e l’eventuale
presenza di difetti.
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| Misura del coefficiente
termo-ottico e di espansione termica |
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Di fondamentale importanza per
un’efficiente generazione di luce nei cristalli non lineari
tramite la tecnica del QPM è la conoscenza della dipendenza
dalla temperatura e dalla lunghezza d’onda di parametri
fisici dei cristalli ferroelettrici come ad esempio, l’indice
di rifrazione n(λ,T), il coeffiente termo-ottico ∂n/∂T(λ,T) e il coefficiente
di espansione termica α(λ,T).
Per la misura di questi parametri sono state usate varie tecniche
basate o sulla variazione della condizione di phase matching o
sulla misura interferometrica della variazione del cammino ottico.
Lo svantaggio di questi metodi è che sia il cambiamento
dell’indice di rifrazione che l’espansione termica
influenzano la misura per cui si ha bisogno di informazioni a
priori o di altre misure per distinguere i due effetti. Col nostro
metodo invece, utilizzando due tecniche interferometriche, è
possibile misurare simultaneamente e indipendentemente il
coefficiente termo-ottico (componente ordinaria e straordinaria) e
il coefficiente di espansione termica del niobato di litio. Nella
foto è mostrato il set-up ottico dell’apparato di
misura.
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Usando un reticolo olografico
scritto sulla superficie di un cristallo di niobato di litio,
possiamo determinare il coefficiente di espansione termica tramite
l’uso di un interferometro RGI che ha, per l’appunto,
il vantaggio di essere totalmente insensibile alle variazioni
dell’indice di rifrazione. Gli interferogrammi acquisiti
cambiano al variare della temperatura e, quindi, da
un’analisi numerica di ciascun interferogramma, basata sulla
trasformata di Fourier, è possibile ricavare il coefficiente
di espansione termica. Questo coefficiente viene utilizzato per
ottenere il coefficiente termo-ottico dalle misure effettuate con
un’interferometro Mach-Zehnder. Infatti la sfasamento subito
dal fascio laser che attraversa il campione lungo la direzione
degli assi X del cristallo nell’interferometro Mach-Zehnder
contiene sia il contributo dell’espansione termica che quello
della variazione dell’indice di rifrazione; quindi la
combinazione delle due misure permette di ottenere entrambi i
coefficienti indipendentemente.
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